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Il prestito per ampliare casa

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Ampliare casa significa aggiungere spazio dove prima non c’era: una stanza in più, una veranda chiusa, un piano sopra quello esistente. È un progetto diverso da una ristrutturazione, e la differenza non è solo di cantiere: cambiano le pratiche da presentare in Comune e i tempi per partire.

Ampliare o ristrutturare: la differenza che cambia le pratiche

La distinzione sta nella volumetria. Se l’intervento resta dentro la sagoma dell’edificio, stai ristrutturando. Se esce dalla sagoma esistente e aggiunge volume, stai costruendo.

È una regola che spesso spiazza: chi chiude un portico o alza la casa di un piano pensa di intervenire sull’esistente. Per il Comune e per il Fisco, invece, qualsiasi volume aggiunto fuori dalla sagoma originaria è una nuova costruzione, anche su una casa in piedi da decenni.

Ed è proprio da questa regola che dipendono i permessi da chiedere in Comune.

Che permessi servono per un ampliamento

Serve il permesso di costruire, rilasciato dal Comune. È il titolo previsto per gli interventi di nuova costruzione, e l’ampliamento fuori sagoma rientra in quella categoria.

Lo stesso titolo serve anche per una ristrutturazione che aumenta il numero di unità immobiliari o che modifica volume, sagoma, prospetti o superfici. Gli interventi che non toccano nessuna di queste cose seguono invece procedure più leggere, dalla comunicazione di inizio lavori alla segnalazione certificata.

Due cose da verificare prima di impegnarti con l’impresa:

  • Quanto puoi ampliare. I limiti di volumetria non sono nazionali: li fissano il piano regolatore e il regolamento edilizio del tuo Comune, e cambiano da zona a zona.
  • Quanto tempo serve. Il permesso di costruire ha un’istruttoria più lunga di una comunicazione. È il primo vincolo sul calendario dei lavori, prima ancora del budget.

Quanto puoi detrarre di un ampliamento

La detrazione spetta, ma non su tutto: vale per le spese riferite alla parte già esistente, non per l’ampliamento in sé. La ragione è la stessa che regola i permessi, perché il volume nuovo è una nuova costruzione e la nuova costruzione resta fuori dall’agevolazione.

In pratica servono due voci distinte nella contabilità dei lavori, e la separazione va chiesta all’impresa fin dai preventivi: a cantiere chiuso ricostruirla è complicato. Lo stesso criterio vale per gli ampliamenti realizzati in attuazione del Piano Casa.

C’è un caso che fa eccezione, ed è la demolizione con ricostruzione. Dal 17 luglio 2020 rientra fra gli interventi di ristrutturazione edilizia anche quando cambiano sagoma e volumetria, ma gli aumenti di volume sono ammessi solo dove la legge o gli strumenti urbanistici del Comune li prevedono espressamente. Per i lavori conclusi prima di quella data, invece, la detrazione non spettava affatto.

Restano fuori gli immobili tutelati come beni culturali o paesaggistici: lì demolizione e ricostruzione valgono come ristrutturazione edilizia solo se sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche restano quelli di prima, senza aumenti di volume.

Aliquote, limiti di spesa e modalità di pagamento sono raccolti nella guida al bonus ristrutturazione.

Come finanziare i lavori

L’ampliamento si finanzia con gli stessi strumenti di qualunque intervento sulla casa. Le soluzioni disponibili, i requisiti e le agevolazioni fiscali sono raccolti nella nostra guida al prestito per ristrutturare casa.

Se l’importo è consistente e stai valutando anche l’ipotesi di un mutuo, la differenza tra mutuo e prestito personale è spiegata in una guida a parte.

Domande frequenti (FAQ)

Sì. Un ampliamento cambia la consistenza e la sagoma dell’unità immobiliare, e in questi casi l’obbligo di aggiornamento catastale non è in discussione. La dichiarazione di variazione va presentata da un tecnico abilitato entro trenta giorni dalla fine dei lavori, e da lì la rendita viene rideterminata. Conviene tenerne conto nel budget, perché una rendita più alta si riflette sulle imposte calcolate a partire dal valore catastale.

Il permesso di costruire è rilasciato al proprietario dell’immobile o a chi abbia titolo per richiederlo, quindi un inquilino o un comodatario possono ottenerlo solo con il consenso di chi possiede l’immobile. Come funzionano i lavori e il loro finanziamento quando la casa non è tua è spiegato nella guida su come ristrutturare una casa non di proprietà.