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Ristrutturare una casa non di proprietà: come finanziare i lavori

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Vivi in una casa che non è tua e vorresti sistemarla. L’affitto va avanti da anni. Il bagno è rimasto quello di tre inquilini fa e la caldaia consuma il doppio del necessario. Oppure abiti nell’appartamento di un familiare, con un comodato d’uso, e i lavori non si possono più rimandare.

Da qui nascono due domande, e viaggiano su binari diversi. La prima riguarda cosa ti è consentito fare su un immobile che non ti appartiene. La seconda riguarda come paghi quei lavori, visto che non puoi mettere sul tavolo la casa come farebbe un proprietario.

Conviene tenere separate le due domande: quello che puoi fare dipende dal contratto con il proprietario, come lo paghi dipende da chi ti finanzia. Chi le mescola spesso si ferma prima, convinto che senza la proprietà non ci sia margine.

Chi può ristrutturare un immobile che non è suo

Puoi ristrutturare una casa che non è tua anche se non ne sei proprietario: la possibilità è riconosciuta a chi ha un diritto reale di godimento, a chi detiene l’immobile con un contratto di affitto o di comodato, e ai familiari conviventi. Cambia però la posizione di partenza, e con essa quello che puoi fare e quanto puoi recuperare dalle spese.

La tua situazioneCome vieni consideratoCosa ti serve
Usufrutto, uso, abitazione, superficieTitolare di un diritto reale di godimentoIl diritto stesso
AffittoDetentoreContratto registrato e consenso del proprietario
Comodato d’usoDetentoreContratto registrato e consenso del proprietario
Familiare conviventeFamiliare del possessore o del detentoreConvivenza già in essere quando iniziano i lavori, anche senza comodato
Coniuge separato assegnatarioAssegnatario della casa intestata all’altro coniugeIl provvedimento di assegnazione
Convivente di fattoConvivente del possessore o del detentoreConvivenza, anche senza comodato

C’è un punto su cui ci si confonde quasi sempre: l’usufruttuario non è un detentore. Usufrutto, uso e abitazione sono diritti reali e gravano direttamente sul bene, mentre l’affitto e il comodato creano un rapporto con il proprietario, non con la casa. Sembra una sfumatura da manuale, ma è la ragione per cui due persone che vivono entrambe in una casa non loro possono avere trattamenti diversi.

Serve il consenso del proprietario per fare i lavori?

Sì, e serve su due fronti che conviene non sovrapporre: quello contrattuale, che stabilisce se puoi mettere mano alla casa, e quello fiscale, che stabilisce se potrai recuperare qualcosa.

Il primo è il rapporto con il proprietario. Quello che puoi fare nella casa dipende da cosa avete scritto nel contratto. Molti contratti di locazione chiedono il permesso scritto per i lavori che modificano la casa, e alcuni li escludono del tutto.

Il contratto è il punto da chiarire per primo, prima ancora di farti fare i conti dall’impresa: nessuna soluzione di pagamento serve, se i lavori non si possono fare.

Il secondo fronte è quello fiscale e ha regole sue. Secondo la guida dell’Agenzia delle Entrate, per portare le spese in detrazione chi detiene l’immobile deve avere il consenso del proprietario ai lavori. La detenzione deve inoltre risultare da un atto regolarmente registrato già quando i lavori iniziano, e deve essere ancora in piedi quando sostieni le spese.

Capita di avere il via libera a voce dal proprietario e di scoprire tardi che, senza un accordo tracciabile, il recupero fiscale non arriva.

Sul piano fiscale conta anche il tipo di intervento, non solo il titolo con cui abiti la casa:

  • sulle singole abitazioni la detrazione riguarda la manutenzione straordinaria, il restauro e risanamento conservativo e la ristrutturazione edilizia;
  • la manutenzione ordinaria è agevolata soltanto sulle parti comuni dell’edificio.

Per chi vive in affitto la differenza fra ordinaria e straordinaria conta parecchio: molti dei lavori che un inquilino affronta davvero rientrano nell’ordinaria, e su una singola abitazione quella non dà diritto alla detrazione.

Perché il mutuo qui non è una strada percorribile

Il mutuo per ristrutturazione non è accessibile a chi non possiede la casa, perché è garantito da un’ipoteca sull’immobile: l’ipoteca si può iscrivere solo su un bene di cui hai la proprietà o su cui vanti un diritto reale.

Un inquilino non può ipotecare la casa in cui abita: quella casa non è sua da offrire in garanzia. Non conta quanto guadagni né quanto sei affidabile. Manca proprio l’oggetto della garanzia.

Chi ha un diritto reale di godimento si trova in una posizione diversa, ma non più semplice. Sul piano tecnico l’usufrutto può essere ipotecato (art. 2810 del codice civile). Nella pratica, però, un finanziamento su questa base viene concesso di rado.

Il motivo è che l’usufrutto si estingue alla morte dell’usufruttuario, e con lui si estingue anche l’ipoteca: chi ha prestato il denaro resta scoperto. Per questo le condizioni di accesso su diritti diversi dalla proprietà restano molto restrittive.

Per il confronto fra mutuo e prestito, con le soglie di importo e i tempi, leggi la  guida dedicata: Differenza tra mutuo e prestito personale: la guida completa

Il prestito personale non finalizzato: la strada praticabile

Il prestito personale non finalizzato resta la via percorribile perché non chiede garanzie sull’immobile: la valutazione riguarda la persona, non la casa in cui abita.

Il denaro arriva sul conto di chi ha fatto la richiesta, non a chi esegue i lavori. È la differenza che separa questo tipo di finanziamento dal prestito finalizzato, e qui pesa più che altrove: sei tu a pagare l’impresa, e la casa non entra mai nell’operazione.

La valutazione guarda al tuo merito creditizio: il reddito, la storia dei pagamenti, la capacità di sostenere le rate. Non a chi è intestata la casa. Che tu sia proprietario, inquilino o comodatario, da questo lato cambia poco.

C’è anche una ragione di misura. Chi ristruttura una casa non sua di solito fa lavori circoscritti: un bagno, gli infissi, l’impianto di riscaldamento. Sono cifre lontane da quelle di una ristrutturazione integrale, ed è l’ordine di grandezza in cui il prestito personale si muove naturalmente, mentre il mutuo risulterebbe sproporzionato anche se fosse disponibile.

Il prestito per ristrutturazioni di Younited è non finalizzato e la richiesta è completamente online. La casa non entra nella valutazione, quindi il titolo con cui ci abiti non è di per sé un ostacolo. Gli importi vanno da 1.000 a 60.000 euro.

Detrazione delle spese: le condizioni per chi non è proprietario

Sì, chi non è proprietario può detrarre le spese di ristrutturazione, ma devono ricorrere tre condizioni insieme:

  1. sostenere effettivamente la spesa;
  2. avere il consenso del proprietario ai lavori;
  3. una detenzione dell’immobile che risulti da un atto registrato già quando i lavori cominciano.

Serve poi essere intestatari di fatture e bonifici: la detrazione segue chi paga, non chi abita.

La percentuale non è però uguale per tutti. Chi è proprietario o titolare di un diritto reale di godimento accede a una misura più alta rispetto a chi detiene la casa in affitto o in comodato. Aliquote, limiti di spesa e regole di calcolo li trovi nella guida dedicata al bonus ristrutturazione.

Cosa resta al proprietario a fine contratto

Alla fine della locazione i miglioramenti restano al proprietario, di regola senza indennità, mentre le addizioni puoi rimuoverle oppure farti pagare quello che valgono. Il codice civile separa due situazioni che nel parlare comune si confondono.

MiglioramentiAddizioni
Cosa sonoInterventi che aumentano il valore della casa e non si possono staccareCose aggiunte alla casa e da essa distinguibili
EsempiRifare il bagno, l’impianto elettrico, l’intonaco, la pavimentazioneCondizionatore, libreria fissata a muro, struttura smontabile in giardino
A fine locazioneRestano al proprietario. Chi lascia la casa non ha diritto a un’indennità, salvo disposizioni di legge o usi (art. 1592)Puoi portarle via se toglierle non danneggia la casa. Se il proprietario preferisce tenerle, ti deve un’indennità pari al minore fra costo e valore alla riconsegna (art. 1593)

C’è però una compensazione possibile. Se alla riconsegna la casa risulta deteriorata, il valore dei miglioramenti che hai fatto può bilanciare quel deterioramento. Non vale se il deterioramento nasce da una tua negligenza grave.

La conseguenza pratica è netta: due interventi dello stesso costo possono avere destini opposti. Cambiare la caldaia murata e installare un climatizzatore rimovibile costano cifre simili, ma solo nel secondo caso puoi recuperare qualcosa.

Conviene capire in quale categoria ricade l’intervento prima di decidere quanto investirci, soprattutto se il contratto ha ancora pochi anni davanti.

Hai chiarito con il proprietario quali lavori puoi fare? Il passo successivo è capire come sostenerli. Scopri il prestito per ristrutturazione di Younited: inserisci il progetto, l’importo e richiedi un prestito in 3 minuti completamente online.

Domande frequenti (FAQ)

La detrazione segue chi sostiene la spesa ed è intestatario di fatture e bonifici. Se il contratto è intestato al tuo convivente o al coniuge, e sei tu a pagare i lavori, il punto da verificare è che tu rientri fra i soggetti ammessi: il familiare convivente e il convivente di fatto lo sono, anche senza un contratto di comodato.

Averlo per iscritto è la scelta prudente. Il consenso ai lavori è una delle condizioni per la detrazione, e un accordo verbale non lascia traccia nel momento in cui quella condizione va dimostrata.

Il prestito personale non è legato all’immobile ma alla persona, quindi il piano di rimborso prosegue come prima. Cambiare casa non incide sul finanziamento, a differenza di quanto accadrebbe con un mutuo garantito da ipoteca.

Sì, se rimuoverlo non danneggia la casa. Rientra fra le addizioni: il proprietario può però scegliere di tenerlo, e in quel caso ti deve un’indennità pari al minore fra quanto è costato e quanto vale al momento della riconsegna.